Iconografia Alchemica

L’opus Alchemico (La Grande Opera dell’Arte Regia) 

L’Alchimia rivela nel simbolo della Grande Opera, il processo con cui l’Uomo può arrivare a Realizzarsi, ossia a divenire cosciente della propria vera Realtà Spirituale. In questo lavoro spiegheremo alcune allegorie e simboli presenti nei testi alchemici, illustrandone l’insegnamento che essi velano.

Nel Medio Evo l’occidente puritano considerava un’eresia il solo pensare che l’essere umano potesse assurgere alla conoscenza della propria realtà divina. Per questo gli Iniziati di allora dovettero velare in simboli e allegorie i propri insegnamenti. Oggi questa necessità non sussiste più, ovviamente, ed è particolarmente interessante comprendere i paralleli che legano l’Insegnamento Iniziatico Occidentale a quelli espressi in Oriente sotto tutt’altre forme, ma con un’identica sostanza.

La Tradizione Iniziatica dai tempi più remoti tramanda la Conoscenza della realtà divina dell’uomo e lo fa in modi e maniere che si adattano nella forma ai diversi periodi storici ed alle caratteristiche della società dell’epoca. E’ compito dell’Iniziato decodificare e “aprire” le antiche forme e gli antichi simboli, portando così alla propria coscienza, l’unità degli Insegnamenti tramite i quali sarà in grado egli stesso di raggiungere la Meta alla quale è destinato: la Reintegrazione del Sé o, in altri termini, la Realizzazione.

Dice un antico motto che l’Iniziato è in grado di parlare mille lingue. Ciò non si realizza, naturalmente, studiando semplicemente gli idiomi antichi e moderni, quanto invece comprendendo quei principi che sono l’unica realtà, al di là del velo dell’Illusione, e sapendo riconoscerli nelle “mille lingue” ossia nei mille modi in cui sono stati trasmessi dalla Tradizione. Uno di questi modi è per l’appunto l’Alchimia.

” Colui che vuole entrare nel regno divino,deve prima entrare nel corpo di sua madre, e morirci…”(Paracelso)

La Scienza Sacra che da sempre, ora, e per sempre, è stata, è, e sarà, l’Anima stessa della Vita: Al-Quemià! Alchimia celeste, Alchimia Divina, Alchimia che Tutto “move”, Tutto nasconde, Tutto manifesta, Tutto esprime in miliardi di volti, soltanto perché la “Bellezza” si compia e si realizzi nell’Unità che si scorge nel molteplice.

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Cos’è allora l’Uomo? E’ l’opera alchemica.

L’operazione alchemica della coscienza Una, che tutto crea e trasforma. La realizzazione della Grande Opera è l’Uomo, Essere ancora lontano da quell’uomo che oggi domina la Terra senza coscienza.

L’Uomo di Leonardo (vitruviano) La quadratura del cerchio, che far luce su quello che ancora oggi ci appare tanto oscuro. Il mistero del Bene e del Male, l’Eden dimenticato, l’imperfezione, il dolore, la Morte! Pe ril profano sembra ancora così difficile da comprendere, da accettare! Ma la risposta è racchiusa nell’Opera Alchemica.Nel Solve et Coagula! Tutto passa da questa legge ferrea, o meglio aurea, ed ineluttabile.

Bene e Male non sono altro che fasi di un’opera alchemica in atto su un piano più alto, su un livello di coscienza dimensionale, in cui vige anche lì, malgrado tutto, nigredo, albedo e rubedo.

Ciò che a noi, forme umane, cellule del macro-corpo-coscienza divino, appare orribile, terribile ed ingiusto, è soltanto una fase di trasmutazione di un piano più alto, fuori dal giudizio limitato e limitante di questa realtà umana. E’ l’azione operativa della Coscienza più ampia che agisce dal Macrocosmo sul Microcosmo da un Il Dio Alchemico!

Le stesse lotte ed atrocità che osserviamo sui campi di battaglia, in ogni parte del mondo, li troviamo anche all’interno del nostro stesso corpo microcosmico, sotto altre forme e spoglie, ma sempre con lo stesso fine realizzativo. Eppure noi non giudichiamo le nostre cellule che si combattono. Tutto ci sembra così normale senza coinvolgerci minimamente.

Dio, o meglio, il Punto origine senza forma e limite, continua la creazione dell’uomo eternamente, attraverso un’azione alchemica. Crea uomini e fa sì che muoiano, come se se ne cibasse, reintegrandoli e rigenerandoli, facendo in modo che Lui stesso si rigeneri e possa dare “informazioni” o “codici genetici” più evoluti alle nuove creature prodotte.

La Creazione non fu fatta in sette giorni, ma si realizza continuamente in sette fasi, dalla più sottile alla più densa, e in altrettante, viceversa, viene distrutta per essere rigenerata.

il-libro-dei-segretiIn questa “semplice”ed antichissima Tavola si nascondono i più segreti ed i più antichi Misteri che l’uomo abbia mai osato conoscere.

Il Patrimonio della saggezza più antica e più profonda da quando l’uomo cammina su questa Terra.
Sapienza ricchissima e molto ambita, tanto da essere stata, per secoli, causa di morte e di oscure trame, al fine di potersi appropriare del Segreto dei segreti e riuscire, finalmente, a dominare su tutto e su tutti.

Comunemente, l’uomo contemporaneo ha una visione delle scienze esoteriche come fossero l’espressione di percorsi occulti, sotterranei, atti alla realizzazione dell’Essere, attraverso l’uso di riti o di metodi arcani, di carattere evocativo e tendenzialmente criptico.

azoth-fouth_woodcutL’Azoth (o Azoto), in alchimia, è un solvente o un farmaco universale,[2] affine ad altre sostanze sottili come l’etere o l’alkahest, che si otterrebbe disciogliendo lo spirito vitale nascosto nella materia grossolana. A partire dall’azoth sarebbe stato possibile cristallizzare la pietra filosofale e operare ogni sorta di trasmutazione: esso fu perciò oggetto della visione e delle ricerche di svariati alchimisti.

L’acronimo V.I.T.R.I.O.L.U.M., che viene usato nella letteratura alchemica, è formato dall’espressione latina Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam, che significa “Visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina”.

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L’alchimista scava la terra. Scavare o penetrare la terra è il primo passo del processo alchemico. La terra è il corpo, o se stessi. Penetrare la terra corrisponde a penetrare, conoscere, il proprio sé interiore.

Siamo quindi invitati a discendere nella terra, negli inferi, nell’inconscio. La terra è il simbolo dell’uomo fisico. L’uomo deve prendere coscienza del suo mondo interiore, di chi è, cosa sta facendo, quali sono le sue motivazioni eccetera. Una volta rivolta l’attenzione verso l’interno, si scoprirà un mondo nuovo: gli inferi dell’Ade, il regno oscuro delle ombre e dei mostri.

Nel profondo dell’uomo, nell’oscurità della sua psiche, risiedono i moventi delle sue azioni. Dunque il regressus ad uterum, il prendere coscienza di questi moventi profondi, è una condizione necessaria per entrare nella zona di morte illuminata dalla luna, e successivamente sperimentare la rinascita. Terra Mater, la Madre Terra, è sempre stata collegata alla nascita, con l’unione tra uomo e donna (conscio e inconscio), unione dalla quale la nuova vita sgorgherà dopo la morte.Questa discesa viene anche chiamata regressus ad uterum, “ritorno nell’utero”, un termine che viene spesso usato nei riti d’iniziazione. È un ritorno simbolico a un particolare stato primordiale dell’essere che accomuna ogni uomo nell’inconscio collettivo.

f993e4f4e1161c642a2bcfd1f63d4876La porta della saggezza eterna (Heinrich Khunrath, Amphiteatrum Sapientiae, Hanau, 1604)

Nell’alchimia, l’entrata dell’inconscio è spesso rappresentata dall’entrata delle grotte, da racconti di viaggi negli inferi o strani luoghi lugubri del mondo.

Talvolta si trova negli scritti alchemici la rappresentazione del re che si fa il bagno. L’acqua, alchemicamente parlando, rappresenta proprio l’inconscio. Il Re, che è invece la nostra coscienza, vi si immerge proprio per venire a contatto con i suoi contenuti e così portarli alla luce, alla propria coscienza.

alchimia4Un altro modo in cui questo contatto tra coscienza ed inconscio viene rappresentato, è il simbolo della “coniunctio” (congiunzione) o “concepito” (concezione) tra il Re e la Regina, che avviene principalmente nell’acqua, in una sorgente o in una fontana. La Regina quindi rappresenta il femminile, l’acqua, l’inconscio.

Il re e la regina uniti si immergono dentro la vasca che rappresenta l’inconscio, sono portati all’oscuro stato iniziale, dentro a un utero nel quale rinascere. Essi sono spirito e corpo, sono senza l’anima che li unisce, infatti la colomba e l’acqua simboleggiano il vincolo dell’anima.

” Ecco perché il bagno purificatore si comincia a dare ordine a ciò che è separato, attraverso l’unione  con l’anima, a si può raggiungere la totalità”

smaragdtafel_-_amphitheatrum_sapientiae_aeternaeLe prime quattro righe della quarta legge della tavola di smeraldo si prestano ad una interpretazione dai significati interdipendenti, il primo espone la strada magica creativa, il secondo le quattro forze ad essa collegate. Le prime due espongono la doppia polarità negativa e positiva dell’energia creatrice, la terza il divenire simboleggiando la sua metamorfosi continua nei diversi stati di essere, nella quarta la terra è intesa come forma, ciò sta a significare che l’idea per essere vivente deve prodursi in forma. Le quattro forze TERRA, FUOCO, ACQUA, ARIA, sono collegate in antitesi polare in modo da essere equilibrate fra loro.

Ogni idea deve essere trasformata in forma per essere completa e ogni idea è formata dall’unione delle due polarità attiva e passiva. Il processo di vita che scaturisce da questa operazione è dovuto alla presenza di un programma immanente del magma inerte della sostanza unica, matrice di ogni cosa che si realizza in un continuo divenire sostenuto da una struttura quaternaria dell’Universo che può essere però unificata in una legge unica. La potenzialità energia di vita che sorregge la dinamica IDEA-FORMA è un concetto importante perché non mortifica il corpo fisico, ma lo pone come arrivo necessario di un processo naturale, ecco perché l’essere umano è “DIVINO” anche nella sua parte fisica, perché è una componente essenziale del processo primigenio del divenire completo.

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Frontespizio di uno studio in lingua francese sulla Tavola di Smeraldo

Quando nell’alchimia si lavora con i metalli (così vengono chiamate le passioni e le emozioni dell’uomo), il piombo viene usato come materiale iniziale. Gli alchimisti dicono che nel piombo vi è un demone che può causare la pazzia, disturbi e visioni. La discesa nell’inconscio non è priva di pericoli. In senso psicologico può ad esempio sfociare nella schizofrenia. Nella mitologia, l’eroe penetra gli inferi per lottare contro mostri e demoni. Per il suo coraggio e la sua audacia, la Grande Madre, Dea della fertilità, gli offre grande conoscenza e grande saggezza.

Alchimia-piombo-300x255Il piombo, il più impuro dei metalli, deve essere trasformato nel metallo puro, l’Oro, simbolo dello Spirito. In generale, il piombo rappresenta le passioni inferiori e più terrene dell’uomo. E’ su di loro che l’alchimista opera, rettificandole (rectificando) e sublimandole sempre più
imagesIl Taoismo sottolinea l’importanza della purificazione dalle tendenze egoistiche che separano l’uomo dalla sua natura eterna. Un uomo che si sforza d’ottenere il Tao deve rinunciare al desiderio e divenire un bambino che si unisce al Tao. Con questa purificazione, avviene la rinascita.

Pertanto un alchimista deve rifuggire le masse e iniziare il processo di meditatio, auto-riflessione, in silenzio.Nella mitologia greca vi era il Tartaro, nome originariamente usato per indicare gli inferi. Il Tartaro è il mondo psichico nel profondo dell’uomo, dove risiedono tutti gli istinti inferiori, come la brama di uccidere e distruggere, la sete di sangue, la paura, l’odio, la vendetta, il desiderio di potenza eccetera. Non è facile da ammettere a se stessi, ma tutte risiedono in noi. Abbiamo represso tutte le nostre emozioni oscure confinandole nel profondo regno di Tartaros. Questa è l’eredità umana, risalente a tempi antichi.È compito dell’uomo conoscere, sentire ed essere responsabile di tutte le proprie emozioni. Esse non devono essere semplicemente represse, poiché così facendo si otterrebbe l’unico effetto di “comprimerle” in qualche angolino della propria psiche, dal quale potrebbero emergere quando meno ce le aspettiamo. Vanno invece sublimate, cambiate e trasmutate in sentimenti più elevati. La repressione incatena l’uomo proprio agli oggetti che reprime, ma la purificazione li trasmuterà in elementi positivi, portandolo più vicino alla sua vera essenza. Fin quando non intraprenderemo consapevolmente la Grande Opera, dolore e sofferenza disturberanno le nostre vite. Dobbiamo affrontare i mitici mostri nella profondità del nostro inconscio e illuminarli. Essi fanno parte dell’essere umano. Non possiamo scartarli, ma possiamo controllarli, dominarli, imparare da loro, e trasformarli in servitori del Divino. I mostri non sono mostri di per sé, sono soltanto caratteristiche della natura umana che sono state distorte o che quantomeno non ci sono più utili. Noi possiamo rettificarle ed utilizzarle a nostro vantaggio, per ascendere alla Consapevolezza del Sè.

” Questo compito non è per l’aspirante iniziato. È soltanto per gli audaci che osano affrontare l’oscurità dell’anima. Il coraggio di molti fallirà, ed essi torneranno a casa. Perciò il pellegrino non intraprende un sentiero facile, perché il mondo del piacere non è più suo. Egli ha scelto il percorso di Arete (Dea della Virtù), che lo porta verso molti pericoli e strade difficili, in solitudine e con fatica, ma infine diverrà immortale. Chi perderà la vita, la otterrà”

Il Drago

135738Mentre l’uomo comune cerca di biasimare gli altri e biasimare il fato, il nobile cerca il difetto dentro se stesso. (I Ching)

Nel simbolismo alchemico il drago rappresenta ciò che Carl Gustav Jung chiamava l’Ombra. L’Ombra è il nome di una serie di caratteristiche e impulsi che potrebbero essere consci, ma che vengono negati. Allo stesso tempo essi sono riconoscibili e visibili negli altri.

Alcuni esempi di Ombra sono: egoismo, pigrizia, intrighi, fantasie irreali, indifferenza, ossessione per il denaro e la proprietà. L’Ombra è l’essere inferiore in noi che desidera ciò che non ci autorizziamo perché è incivile, perché è incompatibile con le regole della società e con l’immagine della nostra personalità ideale. È tutto ciò di cui ci vergogniamo.

“Il dragone non muore fin quando non è ucciso da suo fratello (il sole) e sua sorella (la luna) insieme” (Michael Maier, Atalanta fugiens, Oppenheim 1618)
dragoneSe vogliamo salvare la purezza della coscienza (la vergine), allora il drago deve essere ucciso. A dire il vero questa espressione non è proprio corretta. In alcune storie in cui il drago viene sconfitto e ammansito, esso viene penetrato da una lancia con la punta di ferro. Il ferro veniva sempre considerato un metallo speciale, poiché si trovava nei meteoriti. In quanto metallo associato a Marte, il ferro ha una forza attiva, distruttiva. La lancia, come simbolo fallico, è il “fuoco segreto” alchemico. Allo stesso modo il Dio greco del sole, Apollo, penetrò il Pitone di Delfi con delle frecce e lasciò il Pitone a marcire accanto al tempio. Da allora quel luogo ha nome Pytho (putrefazione). E questo ci introduce alla conoscenza della prima delle tre fasi della Grande Opera: l’Opera al Nero, o Putrefazione.

Il drago morto subisce una trasmutazione. La morte del drago non è una fine, ma l’inizio della Grande Opera. Dal drago morto si levano vapori e sostanze volatili, come si vede nelle immagini alchemiche. Altrimenti detto, la terra è parzialmente trasformata in acqua e ascende sotto forma di vapore.

L’uccisione del drago richiama anche un evento cosmico. È la penetrazione della materia prima come oceano primario, o caos primario del fuoco segreto o spirito divino. Il serpente di fuoco emanò fuoco e luce nelle acque primarie. Quando il drago (o serpente, dato che il gatto di Ra, il dio sole, tagliò la testa del serpente Apophis), venne ucciso, il caos originale cessò e il processo di evoluzione cosmica ebbe inizio.

Bisogna notare che quando l’alchimista parla del Drago Verde, egli si riferisce allo spirito universale presente in tutto, da non confondersi quindi con lo stesso concetto del drago degli inferi.

Alcune fonti sostengono che nella testa del drago si trovi una pietra, un chiaro riferimento alla pietra grezza, ‘prima materia’ o materia prima.

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Quello che vediamo al centro della rappresentazione è l’albero metallico (L’albero alchemica) con i suoi frutti, sul lato destro di questo appaiono i due metalli più pieni di Tintura o zolfo, il rame e il ferro, identificati con i rispettivi simboli di Venere e Marte più sotto vediamo il simbolo del sole, ovvero dell’Oro.
Possiamo affermare che questa zona destra sia la parte maschile, la parte più solforosa.
I simboli a sinistra, La zona feminille, invece rappresentano i metalli più Argenti, ovvero più pieni di mercurio, lo stagno e il piombo, rispettivamente con i simboli di Giove e di Saturno, e sotto la luna-Argento. Tutti questi metalli-frutti incasellati da stelle a otto punte, nascono da alcuni ramoscelli provenienti come vediamo da un unico tronco. I frutti più in alto sono sottolineati da un triangolo con la punta in alto, che sappiamo simboleggiare il fuoco. Il vertice di questo triangolo punta il frutto mediano, il Mercurio, posto in una stella fiammeggiante. Nella parte inferiore, nella zona del fusto senza rami, vediamo un triangolo con la punta verso il basso e che indica l’acqua, all’interno di questo, ai vertici, troviamo i simboli dei principi, Sale: rappresentato dal piccolo quadrato, Zolfo e mercurio; la punta del triangolo cade nel tronco, e non fuori come gli altri due, ed è ancora ,come nel triangolo superiore, il Mercurio a prendere il posto di mediatore. Ai lati dell’albero vediamo due personaggi, quello sul lato destro è più anziano e porta una scure nella mano sinistra, mentre tiene l’altra mano come ad indicare il simbolo dello zolfo nell triangolo inferiore. La scritta superiore a questo indica che questo vecchio è Senior (il vecchio). Il personaggio giovane sulla sinistra invece, indica il tronco dell’albero senza rami, anche lui porta una lunga spada ma non è sguainata. La scritta superiore indica che si tratta di Adolfo

Nigredo-Albedo-Rubedo La Nigredo – L’Opera al Nero

Il saggio non è sorpreso dalla morte, egli è sempre pronto ad andarsene.(La Fontane)

Nigredo, o “nerezza”, nel linguaggio alchemico significa putrefazione, decomposizione. Con la penetrazione del fuoco esterno, il fuoco interno viene attivato e la materia inizia a putrefarsi. Il corpo si riduce alla materia prima da cui originò. Questo processo viene anche chiamato “cottura”. La terra nera è chiusa in un vaso o in una borraccia e scaldata.

Immagine5Basilius Valentinus, Azoth, Paris, 1659

Il corpo deve essere decomposto. Ciò significa spostare la propria consapevolezza all’io interiore. I pianeti rappresentano entrambi stadi di questo processo durante il quale le energie del corpo devono essere trasmutate. La stella Saturno è nera, giacché Saturno simboleggia la Nigredo. Il Sole e la Luna sono gli opposti da unire, e il fuoco e l’aria sono gli elementi che stimolano la decomposizione. Il corvo nero è un altro simbolo della Nigredo. I due uccelli che escono dal corpo sono l’anima e lo spirito. Bisogna diventare consapevoli della propria anima e del proprio spirito. Il cerchio evidenzia l’idea dell’unione o unificazione.

 “La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita”
(Pernety, 1758)

Nella mitologia, la Nigredo rappresenta le difficoltà che l’uomo deve superare durante il suo viaggio negli inferi, ossia all’interno di se stesso. La Nigredo è talvolta definita “più nera del nero più nero”. Ercole doveva portare a termine dodici compiti quasi impossibili. Il pellegrino incontra tradizionalmente ombre, mostri, demoni. Negli antichi misteri i candidati dovevano subire prove iniziatiche difficili, a volte dolorose e addirittura pericolose.

 

Oltre alla testa di corvo (“caput corvi”), uno dei simboli della Nigredo in alchimia è la “decapitazione”. Tutti questi simboli fanno riferimento alla morte dell’uomo comune, intesa come morte del suo caos interiore e dei suoi dubbi, poiché egli è incapace di trovare da solo la verità dentro di sé. In una delle sue fatiche, Ercole pulisce le stalle di Augias, a rappresentare la pulizia di tutte le impurità interiori.

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Johann Daniel Mylius, Philosophia reformata, Frankfurt, 1622

Un frate in meditazione in una crepa della terra mostra che l’alchimia era innanzitutto una pratica spirituale. Le due figure assomiglianti a uccelli sono l’anima e lo spirito di cui si deve divenire consapevoli.

Psicologicamente,la Nigredo è il processo in cui ci si dirige verso il ritrovamento dell’auto-conoscenza. Un problema riceve piena attenzione e viene ridotto alla sua essenza. Ciò non viene fatto in maniera esclusivamente mentale o intellettuale,ma soprattutto usando le emozioni. Con la vera immersione si causa la putrefazione,la decomposizione di ciò in cui si era incastrati.

 

Il confronto con la realtà interna è spesso doloroso e può portare alla depressione. Ma una volta entrati nella profondità del buio, con la scoperta del seme del problema – il seme nella materia prima – nasce la luce bianca (albedo, bianchezza, la fase seguente). Sorge uno stato di riposo. La presa di coscienza del problema è stata ottenuta, il problema è stato emotivamente elaborato ed emerge la conoscenza su come affrontarlo in un modo più positivo e costruire così un atteggiamento più puro.

Gli alchimisti parlavano di sciogliere “il miscuglio” (l’uomo con tutte le sue complessità) allo scopo di tornare al germe.

“Ciò da cui una cosa è stata fatta in modo naturale, attraverso quella stessa cosa deve tornare a uno stato dissolto nella sua stessa natura. Tutto deve essere dissolto e ridotto a quella forma da cui scaturì” (Anton Joseph Kirchweger, 1728)

La “Materia” deve essere spogliata delle sue superfluità per arrivare al centro che contiene tutto il nucleo del “miscuglio”. Il seme è l’essenza e contiene tutte i poteri essenziali del corpo. Bisogna arrivare al centro dei problemi, al centro delle emozioni, il centro di se stessi. Lì risiede il potere della trasformazione.

Saturno è il pianeta che simbolicamente governa la fase della Nigredo. Analogamente a Mercurio, il simbolo di Saturno viene usato, in alchimia, come simbolo del caos, della materia prima sotto forma di pietra grezza e della pietra filosofale. Questi sono tutti simboli che indicano l’uomo all’inizio del processo alchemico. Saturno, coi suoi strumenti tradizionali – la falce e la clessidra – è il dio della morte e della putrefazione, dalle quali sorgerà nuova vita. Come la lancia e la spada, la falce è uno strumento di penetrazione. Saturno è il piombo del filosofo. È il dio che causa malinconia e visioni demoniache. La “Malinconia” è un altro termine che indica la Nigredo. Dato che può sorgere la malinconia quando si lavora alchemicamente su se stessi, l’alchimista consiglia l’uso della musica per innalzare l’anima.

l’espressione alchemica: “la nostra terra nera è terra fertile”, esprime la trasformazione della morte a nuova vita, chiaramente descritta nella tredicesima carta dei tarocchi. Per dar vita a un nuovo inizio la putrefazione è una fase necessaria. La vita stessa è un ciclo di morte e rinascita, con la continua creazione di nuova vita che da all’uomo l’opportunità di lavorare su se stesso e sforzarsi di perfezionare la propria condizione.

Gli alchimisti sostengono che la Nigredo dura quaranta giorni. Questo periodo di quaranta giorni ha un valore simbolico: Gesù digiunò per quaranta giorni nel deserto; ci sono quaranta giorni di digiuno tra la Pasqua e l’Ascensione; gli israeliti girovagarono nel deserto per quaranta giorni; il diluvio universale, con il quale Dio mondò la terra dai peccatori, durò quaranta giorni e quaranta notti; Sant’Antonio passò quaranta giorni nel Sahara, tormentato da estreme visioni erotiche e demoni.


La Coda del Pavone

“Ciò che impedisce agli uomini di vedere e udire Dio è il loro udito, la loro vista, la loro volontà. Con la loro propria volontà essi si separano dalla volontà di Dio. Vedono e sentono con i propri desideri, i quali impediscono loro di vedere e sentire Dio. Cose terrestri e materiali li tengono all’oscuro e non riescono a vedere al di là della loro natura umana. Se stessero fermi, desistessero dal pensare e dal sentire con i propri egoismi, se vincessero la loro volontà, entrassero in uno stato di abbandono, in una divina unione con Cristo che vede Dio, ode Dio e parla con Lui, che conosce il mondo e la volontà di Dio, allora l’eterno udire, vedere e parlare sarebbe loro rivelato.” Jacob Boehme (1575-1624 C.E.)

La ‘Cauda Pavonis’, la coda del pavone, o il pavone stesso, simboleggia una fase in cui appaiono molti colori. La maggior parte degli alchimisti collocano questa fase prima dell’Albedo, la bianchezza. Solo pochi la situano dopo.

Gerhard Dorn (XVI secolo) ebbe a dire: “Questo uccello vola durante la notte senza ali. Alla prima rugiada del cielo, dopo un ininterrotto processo di cottura, ascendendo e discendendo, dapprima prende la forma di una testa di corvo, poi di una coda di pavone; le sue piume diventano bianchissime e profumate, e finalmente diviene rosso fuoco, mostrando il suo carattere focoso”.

I colori si riferiscono ai tre stadi della Grande Opera, con la Rubedo, o rossezza, per ultima.

imagesIl disegno rappresenta Distillatio, “distillazione”. A un certo punto della distillazione apparirà la coda di pavone. Il simbolo della coda del pavone fu scelto a causa dei suoi tanti colori e dei brillanti “occhi”. Si narra che originariamente questi fossero gli occhi del greco Argus, il cui nome significa “colui che vede tutto”. Argus era un gigante fortissimo con cento occhi. In ogni momento cinquanta di essi erano aperti e cinquanta dormivano. Fu decapitato da Hermes. Hera, la dea madre, pose i suoi occhi sulla coda del suo uccello preferito, il pavone.

La fase dei tanti colori era anche simboleggiata dall’arcobaleno, o dalla dea dell’arcobaleno, Iris, la messaggera degli dei, che in particolare faceva da tramite tra Zeus e i mortali.

Nella Grande Opera la coda di pavone può avere due significati. Può essere la raccolta e la totalità di tutti i colori nella luce bianca. Ricordiamo che la luce bianca si riferisce al secondo stadio, l’Albedo, o bianchezza. In questo senso, in tempi antichi, il pavone era considerato un uccello reale e corrispondeva alla fenice.


Albedo – Bianchezza

Il messaggero della luce è la stella del mattino. Così l’uomo e la donna si avvicinano all’alba della conoscenza, poiché in esso è il germe della vita, una benedizione dell’eterno. (Haji Ibrahim of Kerbala)

Alla fine della Nigredo, appare una luce bianca. Siamo arrivati al secondo stadio della Grande Opera: l’Albedo, o bianchezza. L’alchimista ha scoperto dentro di sé la sorgente della sua vita, la fonte da cui l’acqua della vita scorre, donando giovinezza eterna.

La sorgente è una: maschio e femmina sono uniti. Nelle immagini alchemiche vediamo una fontana da cui due flussi entrano nella stessa vasca.

Albedo è la scoperta della natura ermafrodita dell’uomo. In senso spirituale, ogni uomo è ermafrodita. Questo è appurabile nella prima fase embrionale del feto. Non vi è sesso fino a dopo un certo numero di settimane dopo la concezione.

Quando l’uomo discese nel mondo fisico, entrò un mondo di dualità. A livello fisico ciò si manifesta attraverso la differenziazione dei sessi. Ma il suo spirito è ancora androgino, contiene la dualità nell’unità. La sua unità non è legata allo spazio, al tempo o alla materia. La dualità è una caratteristica del nostro mondo fisico. È transitoria e infine cesserà di esistere. Quando maschio e femmina saranno di nuovo uniti si avrà l’esperienza del vero Sé. Il conscio e l’inconscio saranno completamente uniti.

L’albedo avviene quando il sole sorge a mezzanotte. È un’espressione simbolica che rappresenta il sorgere del sole nel profondo del buio della nostra coscienza. È la nascita di Cristo nel cuore dell’inverno. Nel profondo di una crisi psicologica, avviene un cambiamento positivo.

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Frontispiece From Nicolas De Locques Les Rudiments De La Philosophie Naturelle Paris 1665 - Alchemical And Hermetic Emblems 1 - Alchemical PicturesLes Rudiments de la Philosophie, Nicolas de Losques, Paris, 1665

L’alchimista scende in questi abissi per trovare la materia prima, chiamata anche “Leone Verde”. Il colore verde fa riferimento alle forze vitali primitive. Anche Venere ha il colore verde. Una caratteristica importante di Afrodite è che ci aiuta nelle nostre manchevolezze. Ci dà ideali e sogni da realizzare. Ma ci dà anche immagini spaventose per rendere l’uomo consapevole della sua natura inferiore. “Con la sua bellezza Venere attrae i metalli imperfetti e dà origine ai desideri, e li spinge alla perfezione e alla maturità” (Basilio Valentino, 1679). La liberazione può avvenire soltanto divenendo coscienti della natura inferiore e di come si trasmuta. L’unione di Hermes e Afrodite. La luna è sopra l’alambicco, ad indicare la fase di Albedo. Il sole in alto rappresenta la fase successiva della Rubedo. Allo stesso tempo, il sole e la luna sono gli opposti da unire. Afrodite ha due torce, una delle quali è rivolta in basso, a rappresentare le passioni inferiori da trasmutare. La torcia rivolta in alto è l’energia purificata. Afrodite è sopra un tetraedro, il perfetto corpo tridimensionale, dato che tutti gli angoli sono equidistanti, cosa che risulta in assenza di tensione.

Ulteriori immagini alchemiche che rappresentano l’Albedo sono il battesimo in cui rappresenta la purificazione di corpo e anima con “l’acqua viva”. L’ “acqua viva” era considerata la forza creativa del divino. Permetteva all’anima di essere accolta nella comunità dello Spirito Santo. Perciò il battesimo permette all’anima purificata di far sorgere in sé la resurrezione di Cristo. È questo lo “hieros gamos”, il “matrimonio sacro” tra anima e Cristo. Cristo rappresenta la nostra stessa essenza divina interiore.

Vi sono molti altri simboli alchemici per la seconda fase, o Albedo: il cigno bianco, la rosa, la regina bianca, eccetera. Come il piombo è il metallo della Nigredo, l’argento è il metallo dell’Albedo, trasmutato dal piombo. E dato che l’argento è il metallo della luna, anche la luna è simbolo dell’Albedo. Gli alchimisti parlano anche di pietra bianca o smalto bianco. Significano tutti fondamentalmente la stessa cosa, anche se bisogna capirli nel contesto in cui furono scritti.


Rubedo – Opera al Rosso

Il processo alchemico è un metodo di autoconoscenza che l’anima attraversa ben al di là del suo regno d’esistenza. (Mary Anne Atwood)

Il gioiello è andato perduto nella materia E tutti lo cercano. Alcuni lo cercano a est Alcuni a ovest Alcuni nell’acqua E alcuni tra le pietre. (Ma il servo Kabir)

Ha trovato il suo valore E lo ha accuratamente avvolto Nel lembo del mantello del suo cuore. (R.Tagore, Kabir 72)

L’Albedo è una fase il cui significato venne tenuto segreto per molti secoli. Il significato della terza fase alchemica, Rubedo o rossezza, è ancor più segreto e non semplice da spiegare o capire.

Pkingandqueenhilosophia reformata, Johann Mylius, Frankfurt, 1622

L’unione del Re Rosso con la Regina Bianca, simbolo dell’unione di maschio e femmina, albedo e rubedo. Altrimenti detto, quando si è ottenuta l’albedo (avendo scoperto la luce divina nel proprio Sé), lo “spirito” deve essere saldato (l’aquila in discesa), ottenendo la Rubedo. I due leoni con una testa significano la natura unificata che è stata ottenuta. Dalla loro bocca scorre l’acqua della vita.

La Rubedo è la fase successiva all’Albedo. Questo è il motivo per cui sono spesso rappresentati in collegamento l’uno con l’altro, come la Regina Bianca e il Re Rosso. Una volta scoperta la luce bianca, essa deve essere resa l’unica realtà nella nostra coscienza. Dopo la discesa nell’inconscio, nel buio, negli inferi, si è trovata la luce, si è trovato lo Spirito volatile. Ora lo Spirito volatile, o argento vivo, deve essere fissato o coagulato. Ciò significa che la nostra coscienza, o attenzione, deve penetrare completamente l’inconscio, o anima, o tutto ciò che è nascosto in noi. Facendo ciò, fissiamo (cioè portiamo a coscienza) il volatile e lo rendiamo durevole. Quando tutto in noi è stato purificato e appare la Luce, dobbiamo saldare questa Luce e renderla durevole in modo che rimanga sempre presente.

 

Lo zolfo bianco ottenuto durante l’Albedo viene anche chiamato: “i corpi composti dalla pura essenza dei metalli”. I metalli sono il contenuto dell’anima, e ora sono stati ridotti alla loro pura essenza. Ora che l’anima è stata penetrata dalla pura luce, l’alchimista deve renderla permanente.

Nelle filosofie orientali la Rubedo corrisponde alla formazione del “corpo di diamante”, un termine appropriato alla pura e permanente Pietra Filosofale.

 

Immagine12Scritinium cinnabarium seu triga cinnabriorium, Godfred Schulz, Halle, 1680

L’alchimista risorto passa dal buio alla Luce.

Nel Cristianesimo corrisponde alla resurrezione di Cristo. Gesù “salda” l’indumento di luce di Cristo. Gesù ha abbandonato il suo vecchio corpo e portato il suo essere divino interiore, il corpo di Cristo, alla coscienza e lo ha reso la sua realtà. Ciò che Gesù fece duemila anni fa può essere fatto allo stesso modo da ognuno di noi, perché siamo tutti partecipi del divino, e tutti portiamo l’essenza divina, o corpo di Cristo, in noi.

Quando si è realizzata la Rubedo, l’alchimista ha accettato la sua eredità spirituale. È divenuto ciò che è sempre stato senza averlo mai saputo. Ha realizzato la sua essenza divina mentre era ancora nel suo corpo fisico. È ciò che gli gnostici chiamavano pneuma, lo spirito divino in ogni uomo, nascosto nella profonda oscurità del mondo, che può essere reso di nuovo conscio. Quando la Rubedo è stata manifestata, l’uomo è maestro sia sul mondo fisico che su quello spirituale. Egli è divenuto il Re, maestro di se stesso.

 

 

Quando l’unificazione di tutte le energie dei quattro aspetti della totalità è stata ottenuta, sorge un nuovo stato d’essere che non è più soggetto a cambiamenti. L’alchimia cinese lo chiama il “corpo di diamante”, che corrisponde al corpus incorruptibile (corpo intoccabile) dell’alchimia europea. È analogo anche al corpus glorificationis (corpo glorificato) della tradizione Cristiana.

“Come il corpo era lento, grezzo, impuro, buio e distruttibile a causa della mancanza di potenza e energia, così la rinascita lo unifica all’anima e allo spirito – vivificato e volatile, leggero e penetrante, puro, rifinito e chiaro, trasbordante di energia, indistruttibile e pieno d’energia, ed è in grado di mantenere questo stato”. (Franciscus Kieser, 1600 ca.).

“Sali al di sopra di ogni altezza, scendi più in basso di ogni profondità; ricevi tutte le impressioni sensoriali del creato: acqua, fuoco, asciutto e bagnato. Pensa che sei presente ovunque: nel mare, nella terra e in cielo; pensa che non sei mai nato e che sei ancora allo stato embrionale: giovane e vecchio, morto e nell’aldilà. Comprendi tutto allo stesso tempo: tempo, spazio, cose: qualità e quantità” brucia come incenso nel mio cuore, e il respiro di ogni cosa suona come in un flauto attraverso i miei pensieri”

 L’Oro

“Vi è nel cielo una fontana capovolta In essa una fiamma brucia giorno e notte. Questa fiamma brucia eternamente E non necessita stoppino o olio. Giorno e notte la fiamma brucia, tutto l’anno, ogni stagione, e non conosce cambiamenti” (Paltu Sahib)

Il conseguimento della Rubedo, o rossore, è simbolizzato dalla trasmutazione in Oro. Gli alchimisti parlano spesso di “oro vivente”. L’ “oro vivente dei filosofi” è il fuoco puro dentro la pietra filosofale, o nell’argento vivo, o nell’umidità base della natura che è completamente penetrata dal fuoco. L’oro vivente è il seme stabile che vivifica l’argento vivo del filosofo e la materia della pietra, ossia l’umidità base dei metalli. È una luce vestita di un perfetto, puro corpo etereo. Tutto ciò sembra misterioso, ma leggilo ancora e sappi che l’oro vivente è pura coscienza, pura consapevolezza.

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Actorum Laboratoriichici Monacensis, seu Subterraneae, Johann Joachim Nercher, Frankfurt, 1669

L’alchimista è rinato come Sole, che è eguale all’Oro. Egli è stato illuminato, lui stesso è divenuto luce, e ora domina i tre regni della natura.

 

Una descrizione di ciò che gli alchimisti intendevano col termine oro si trova in un manoscritto intitolato La Lumiere sortant des Tenebres (La Luce che viene dal Buio). Ricordiamoci che lo zolfo e l’oro rappresentano sempre la coscienza, la consapevolezza.

Non per niente i filosofi hanno dato allo zolfo, o fuoco, il nome oro, poiché è davvero oro sia in essenza che in sostanza, ma molto più perfetto dell’oro comune. È un oro che è completamente zolfo, o piuttosto un vero zolfo d’oro, un oro che è totalmente fuoco, o il vero fuoco dell’oro che cresce nelle caverne e nelle miniere filosofiche; un oro che non può essere cambiato o superato da alcun altro elemento; un oro assai stabile in cui vi è soltanto stabilità; un oro assai puro perché è la purezza stessa; un oro assai potente poiché senza di esso tutto il resto languisce; un oro balsamico poiché preserva i corpi dalla decomposizione; un oro animale poiché è l’anima degli elementi dell’intera natura inferiore; un oro minerale poiché è di zolfo, di argento vivo, di sale; un oro etereo poiché la sua natura è celeste ed è un vero cielo terreno velato da un altro cielo; infine è un oro solare, poiché è il figlio legittimo del Sole e il vero Sole della Natura; il suo potere dona forza agli elementi il cui calore vivifica le anime e il cui movimento porta la Natura intera al movimento; dalla sua influenza si eleva il potere delle cose, poiché è l’influenza della luce, una parte dei cieli, il sole inferiore e la Luce della Natura, senza cui persino la scienza sarebbe cieca; senza il suo calore la ragione sarebbe stupida; senza i suoi raggi l’immaginazione sarebbe morta; senza le sue influenze lo spirito è sterile; e senza la sua luce l’intelletto rimarrebbe nel buio eterno”.

 

Talvolta gli alchimisti parlano di tre tipi di oro. Il primo è un oro astrale, il cui centro è nel Sole. Trasferisce questo oro con i suoi raggi contemporaneamente a tutti i pianeti inferiori con la sua luce. È una sostanza infuocata ed è un’emanazione costante dei corpi stellari che permea l’universo intero. Lo spazio, l’atmosfera dei pianeti e gli stessi pianeti ne sono colmi. Assorbiamo costantemente questo oro astrale col nostro respiro. Le particelle astrali dell’oro si spargono allora su tutto il nostro corpo. Questa descrizione alchemica corrisponde accuratamente a ciò che nelle filosofie orientali viene chiamato prana.

Il secondo tipo è l’oro elementare. È la parte più pura e più fissa degli elementi e di tutte le sostanze composte. Tutti gli esseri viventi dei tre regni naturali hanno questo prezioso oro elementare dentro di loro. Viene anche detto fuoco centrale della terra. Il terzo tipo è il comune metallo, l’oro.

Gli alchimisti dicono anche che l’oro elementare (coscienza pura) è la pietra filosofale resa pura e perfetta dalla Grande Opera.

Gerhard Dorn (XVI secolo) descrive l’oro alchemico come l’influenza divina e creativa presente in tutta la materia. “L’oro è la medicina che nel suo funzionamento originale è temprato dall’arte dell’alchimia, e quindi può influenzare tutte le altre cose terrene e materiali in maniera positiva… L’oro è la forma che è stata separata o portata via dal suo corpo esteriore, ed è così penetrante che con la sua forma celeste influenza ogni cosa esteriore. L’oro è il seme divino nascosto in tutte le cose, non soltanto nei metalli, ma in tutte le cose materiali, e può essere reso visibile col calore. E proprio come all’inizio, quando Dio creò il mondo ed ebbe un’influenza creativa sulla materia, con questo oro (che hai ottenuto dalla materia) hai ciò che ripete il lavoro creativo di Dio – con quello, ne hai una piccola porzione tra le mani. Con questo, col potere derivato da Dio, si possono creare e trasformare le cose. L’oro ha la sua potenza perché ha la virtù di essere uno. Anche i vegetali possono far scaturire una medicina che si può usare in questo modo”.

La Pietra Filosofale

Non troverai la pietra filosofale finché non sarai perfetto. (Grillot de Givry)

Come vi è olio nel seme di sesamo e una scintilla nella pietra focaia così il tuo Amato è nel tuo corpo. Sveglialo se puoi. Come la pupilla è nell’occhio così il creatore è nel corpo. Lo stolto non conosce questo segreto e corre fuori cercandolo invano. Ciò che cerchi è nei quattro angoli della terra. È Dentro, tu non lo vedi, perché vive dietro i veli dell’illusione. (Kabir Sahib)

Dal XII secolo in poi, gli alchimisti parlarono di un agens necessario alla trasmutazione. Questoagens aveva molti nomi, ma il più conosciuto è “Pietra Filosofale”. Altri nomi sono: polvere filosofale, grande elisir, quintessenza. La pietra filosofale poteva trasmutare i metalli in oro. Nella Grande Opera, la pietra filosofale è l’uomo stesso, essendo egli all’inizio della Grande Opera e alla fine. In generale, la pietra è lo spirito universale, presente in tutto ciò che è stato creato, e quindi anche nello stesso alchimista.

“Non si è mai capito cosa intendessero i filosofi antichi per pietra filosofale. Non si può rispondere a questa domanda prima di aver capito che gli alchimisti ponevano la loro attenzione su qualcosa di inconscio. Solo la psicologia dell’inconscio può spiegare il segreto. La teoria dell’inconscio ci insegna che fino a quando questa proiezione è diretta su quel qualcosa, rimarrà inaccessibile. Quindi il lavoro degli antichi alchimisti rivela molto poco del segreto dell’alchimia” (Carl Gustav Jung).La pietra filosofale è il simbolo dell’uomo perfetto, il risultato finale del lavoro filosofico. Anche se viene spesso associata ad argento vivo e zolfo, la pietra filosofale è difficile da spiegare a parole. Semplicemente, non abbiamo il linguaggio per farlo.

Bisognerebbe anche considerare il fatto che gli alchimisti spesso usavano un linguaggio simbolico. I simboli sono un mezzo per trasmettere informazioni, ma questo mezzo richiede un approccio totalmente diverso di comprensione, qualcosa che nella società moderna troviamo difficile.

La pietra filosofale è innanzitutto la creazione dell’uomo da parte di se stesso, vale a dire l’intera conquista del proprio potenziale e del proprio futuro; è in particolare la completa liberazione della propria volontà, che darà il dominio assoluto sull’Azoth e sul regno del magnetismo, vale a dire il potere assoluto sulla forza magnetica universale, è spesso messa in relazione alla forza vitale. In alcune incisioni alchemiche, l’acqua scorre da una pietra. La pietra è la pietra filosofale, fonte dell’elisir della vita: “ciò che è come il fuoco ma scorre come l’acqua”. Tutti lo abbiamo dentro di noi”

La pietra filosofale è presente anche nelle leggende del Graal. In quel caso si tratta del calice colmo di azioni cavalleresche e buone, che ridonerà fertilità al regno del Re. Il Re in queste leggende è il nostro Sé superiore, il nostro Sé divino, lo Spirito, l’Uomo Celeste, che è stato relegato giù nel mondo terreno. Trovare questa pietra, o il divino interiore, e lavorare su se stessi per portarlo alla superficie, donerà successo al Palazzo del Re.

“il Graal è una pietra preziosa, portatrice di ricchi frutti di Saggezza e Purezza” (Wolfram von Eschenbach)

L’Elisir e la tintura

Colui che beve dall’acqua che io gli darò non soffrirà mai più la sete poiché l’acqua che proviene dal divino diverrà come una sorgente in loro innalzandosi alla vita eterna.(Vangelo dei dodici apostoli, 28:10)

In termini alchemici, il corpo viene ridotto a acqua d’argento vivo da cui successivamente viene prodotto l’elisir. Altrimenti detto, viene creato uno spirito vivificante. L’elisir è un sinonimo della pietra filosofale, ma l’alchimista usa il termine elisir quando si riferisce innanzitutto alle sue proprietà energetiche e guaritrici.

Secondo alcuni alchimisti, l’elisir è la seconda fase della Grande Opera, mentre la tintura è la terza fase. Dato che la seconda fase è l’Albedo, o bianchezza, anche la tintura viene detta: “tintura bianca”. È lo stato di materia cotta o digerita che assume un colore bianco. Quando è proiettata sui metalli, li trasforma in argento. È una medicina per piante e minerali. Parliamo di uno spirito purificato (dell’uomo) che, anche se è soltanto alla seconda fase, sta già guarendo il corpo e l’anima.

L’elisir rosso corrisponde alla terza fase: la Rubedo o rossore. Esso indica la pietra perfetta. Gli alchimisti arabi lo chiamavano semplicemente elisir, che significava “lievito”. Il lievito fa lievitare l’impasto, ciò che nel senso filosofico indica una “moltiplicazione”. In relazione all’elisir, fa moltiplicare l’energia spirituale e quindi negli esseri viventi ha una funzione guaritrice. L’elisir cura tutti i mali e rende perfetti (cioè di nuovo sani) tutti i metalli imperfetti (come gli organi e le cellule).

Il termine tintura viene usato per la sua qualità penetrante. La tintura è l’ultimo grado di trasmutazione dei corpi naturali. Porta tutte le cose imperfette alla perfezione. Paracelso si riferisce alla tintura come a una sostanza assai nobile che colora tutti corpi metallici e umani, e li cambia in un’essenza superiore. Essa penetra tutti i corpi e li fa “ascendere” come fa il lievito.

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La tintura o elisir è talvolta rappresentata anche come

Rosarium philosophorum, Frankfurt, 1550

 

Artephius (XII secolo) scrisse nel suo “Libro Segreto” di essere in vita da duemila anni grazie al suo elisir. Simili dichiarazioni furono fatte da altri alchimisti. Si dice che il noto Conte di Saint-German (XVII-XVIII secolo) non invecchiasse per merito dell’elisir. Ricordiamoci che non si tratta di una sostanza fisica, ma dell’energia divina interiore dell’alchimista che è stata portata avanti e che mantiene giovane il corpo.

Si è sempre creduto che ci fosse qualche tipo di liquido, o di bevanda, che potesse prolungare la vita e dare al corpo una quasi immortalità. Sfortunatamente l’uomo comune spesso prese questo concetto alla lettera e tentò di creare un liquido. Questo liquido, o acqua della vita, è un termine simbolico per ciò che è presente nell’uomo stesso.acqua della vita che sgorga da una fontana, la fontana della giovinezza.

 

Nelle antiche scritture Indù (i Veda e i Purana) si trova il concetto di Amrita. L’Amrita è la bevanda o il cibo degli dei. È l’alimento che dona l’immortalità, ed è creato dall’oceano di latte. Gli dei greci bevevano l’Ambrosia o il Nettare, che avevano le stesse caratteristiche.

Gli alchimisti e i cabalisti parlano dell’acqua della vita in termini ad esempio di Ab-e-Hyat, o “essenza pungente, infuocata”. Più comunemente viene denominata “alkahest” o solvente comune. L’alchimista produce la sua tintura purificando il suo corpo, le sue emozioni e i suoi pensieri, finché non si identifica con la sua essenza divina. Quando l’essenza divina è realizzata, l’acqua della vita sgorga e porta via tutte le rimanenti scorie, lasciando l’oro puro.

L’elisir o tintura fa dell’alchimista un uomo nuovo. Egli rinasce ed è immortale, partecipa della saggezza divina e dell’unità con la Sorgente di tutto. È divenuto un Re del cielo.


L’Operazione Unica

Non si dovrebbe abbandonare il dovere per il quale si è nati, anche se ha qualche imperfezione; perché tutto ciò che si fa è avvolto dall’imperfezione, proprio come il fuoco è avvolto dal fumo. (Bhagavad-gita 18:48)

L’alchimista ripete spesso che l’intera opera alchemica è un processo unico, che richiede un’unica, semplice azione.  Questa azione ha nomi diversi, a seconda del proprio punto di vista.  Può chiamarsi purificazione, lavaggio, pulizia, riscaldamento, cottura, distillazione eccetera.  Alcuni alchimisti mettono questi termini in un ordine apparentemente cronologico.

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Atlanta Fugiens, Michael Maier, Franfurt, 1617

L’intera opera non è altro che riscaldamento, cottura: uno dei molti simboli che mostrano come l’intero processo alchemico non è altro che azione continua.  Si può chiamare meditazione, o chiara consapevolezza, ma deve essere fatto di continuo.  Questa è l’unico modo in cui la purificazione del corpo e dell’anima risulterà nello svelare la vera divina natura del praticante.   

All’inizio, l’opera si chiama dissoluzione,poiché il fuoco centrale, che è stato attizzato, trasforma la terra in acqua.  La dissoluzione è la riduzione di ciò che è fisso e asciutto in essenza d’acqua.  Il fisso è reso fluido.  Il fluido viene anche chiamato argento vivo o materia prima.  Dice sulla dissoluzione, Pernety (1858): “La soluzione filosofica è la trasformazione dell’umidità base fissa in un corpo acquoso.  L’origine di questa dissoluzione è lo spirito volatile racchiuso nella prima acqua”. 

Si potrebbe dire che la propria coscienza, che è sempre presente ma in qualche modo nascosta in sé, lavora con l’azione della volontà, per portare la coscienza quotidiana (il fisso) nell’inconscio (acqua).  Si potrebbe anche dire che si diventa più consapevoli di ciò che accade interiormente, in particolar modo dei sentimenti e delle energie sottili, cose entrambe spesso paragonate all’acqua.

Per mezzo di questo continuo riscaldamento, o cottura, avviene ladistillazione.  I vapori si raffreddano e si condensano.  L’acqua condensata scende e penetra la terra.  Il processo viene ripetuto ancora e ancora.

Dopo la distillazione, avviene il fissaggio, o coagulazione.   Il fissaggio è l’inseparabile unione del fisso col volatile, o zolfo e argento vivo, in una materia talmente durevole che è inattaccabile dal fuoco.  Mentre avviene tutto ciò, il riscaldamento della materia continua.

L’intero processo non è altro che riscaldamento.  Il fuoco deve essere mantenuto (cioè la propria attenzione deve essere mantenuta focalizzata).

La distillazione, o purificazione, è effettivamente il continuo miglioramento di se stessi allo scopo di estirpare ogni azione egoistica o emozione negativa.  Per questo è necessario mantenere continua vigilanza e diligenza.

Alcuni alchimisti associano un pianeta a ogni successivo stadio della Grande Opera.  Anche se la distillazione rimane la stessa durante l’intero processo, in termini simbolici l’alchimista ascende dal pianeta Saturno verso il pianeta Mercurio.  Inizia da Saturno, il pianeta più freddo e pesante, il malfattore, il dio del tempo e della morte.  Mercurio è il pianeta più leggero, situato accanto al sole, immerso nella luce e nel calore di quella stella.  È qui che l’alchimista scopre la giovinezza eterna.

Quando in tal modo l’alchimista ascende attraverso i pianeti, trasforma le proprie caratteristiche.  Ogni pianeta corrisponde a determinate caratteristiche psicologiche.

Il processo della Grande Opera, come dicemmo all’inizio del presente lavoro, non è espresso soltanto nel simbolismo alchemico, ma in molte altre Tradizioni, sia orientali che occidentali.

Il seme, come il chicco di frumento.  Gli egizi piantavano chicchi di frumento sulle mummie, in modo che germogliassero, a simboleggiare la resurrezione dei morti.  Osiride era anche il dio della fertilità, e così venne denominato “Il Grande Verde”.  La sua pelle era spesso raffigurata in verde.  Gli alchimisti parlano del “seme verde” in natura, cioè la materia prima, o drago verde, l’energia fertile della vita che tutto penetra.

“Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore; allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina; allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo dì una mano, un piede in luogo di un piede e un’immagine in luogo di un’immagine, allora entrerete nel Regno” (Vangelo di Tommaso, 22)

Il sacro matrimonio, la conjunctio o coitus, si riferisce all’unione del nostro spirito divino con l’anima e infine col corpo. Si potrebbe dire che nell’uomo comune lo spirito, l’anima e  il corpo sono in qualche modo separati tra loro, anche se lavorano l’un con l’altro.  L’obiettivo dell’Iniziato che lavora alla sua Grande Opera è quello di riunificare i tre Princìpi,

Nei manoscritti alchemici, la conjunctio viene raffigurata come l’unione, o coito, tra Re e Regina, tra l’uomo rosso e la donna bianca, o semplicemente tra marito e moglie.

Collega lo schiavo alla sua fragrante sorella, e da soli compiranno l’opera intera; poiché non appena la donna bianca sarà andata sposa all’uomo rosso, essi si abbracceranno con fermezza e diverranno uno, si decomporranno e perfezioneranno l’un l’altra: dai due corpi che erano prima, diverranno un solo corpo predisposto alla perfezione” (Donum Dei, primo XVI secolo).

Questa citazione mostra che la conjunctio è spesso raffigurata come un rapporto incestuoso. Ciò al di là di qualunque considerazione morale, sta ad indicare che tutto il materiale dell’Opera è all’interno di noi stessi. (Rosarium philosophorum, 1550)  un’unione bizzarra, ma interamente simbolica.

Carl Gustav Jung sostiene che questo incesto simbolico è la discesa, o penetrazione, nell’inconscio.  Si tratta di un regressus ad uterum, o ritorno all’utero materno.  La penetrazione della donna è equivalente alla penetrazione dell’acqua o dell’inconscio.  In tal modo vediamo che la conjunctioviene raffigurata con il coito tra marito e moglie, re e regina, ma anche con il re che si fa il bagno o che beve acqua.  Talvolta il coito tra uomo  e donna avviene in acqua, in una vasca o in una fontana.  L’acqua è anche un simbolo equivalente al mercurio o all’argento vivo.

L’alchimista Gerhard Dorn parlò di corpo, anima e spirito dell’uomo.  Il corpo (corpus) corrisponde a ciò che ora chiameremmo col termine junghiano di “ombra”.  Egli considerava l’anima un’energia vitale neutra, composta da abitudini, speranze e desideri.  Lo spirito (animus) era la volontà, il concetto di ego.  Lo spirito è sempre buono ed ha facoltà mentali superiori. Nell’uomo ignorante formano una trinità, perché l’uomo non è cosciente di tutte e tre le cose, ma le percepisce come una.

Dorn disse che vi sono tre conjuncti:

La prima avviene con la separatio, o distractio.  L’anima si separa dal corpo quando l’uomo diviene cosciente di queste due cose.  L’anima e lo spirito si uniscono, cosa che egli chiama unio mentalis. Nel momento in cui l’uomo diventa cosciente di non essere il suo corpo e comincia a percepire la differenza tra esso e l’anima e lo spirito, il corpo cessa di essere l’unico movente dei suoi desideri e bisogni ed inizia a non esprimere più i propri impulsi negativi. Il corpo ed i suoi bisogni vengono sottomessi alla volontà dell’anima.

La seconda coniuctio è l’unio mentalis unita al corpo purificato. Ciò si verifica quando, a seguito della continua purificazione delle pulsioni inferiori, fisiche, emotive e mentali, il collegamento dei tre Princìpi diventa effettivo. Corpo, Anima e Spirito sono ormai allineati e lavorano come un tutto unico e armonico.

E’ solo allora che può aver luogo la terza conjunctio: la combinazione di spirito-anima-corpo con l’unus mundus.  “L’unus mundus è il mondo potenziale del primo giorno della creazione, quando nulla esisteva in actu, vale dire nella dualità o molteplicità, ma solo come Uno”.  È un ingresso nell’unità, in cui si percepisce tutto come uno.

Anche l’alchimista  Pernety (1858) conosceva le tre conjunctio:

“La prima si chiama doppia coniuctio.  Si trova tra agens e patiens, tra il maschio e la femmina, la forma e la sostanza, l’argento vivo e lo zolfo, il sottile e il grezzo.

La seconda si chiama triplice, perché unifica tre cose: il corpo, l’anima e lo spirito.  Così trasforma la trinità in unità.  La terza si chiama quadruplice, perché unifica i quattro elementi in uno, ma include le altre tre”.

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